Mummy&Daddy a breve distanza

#wesupportCareandShareCharitableTrustIndia

Chiunque desideri partecipare al nostro progetto può scegliere di farlo anche con il sostegno a distanza che noi chiamiamo “Mummy&Daddy a breve distanza”.

 

Cosa significa “Mummy&Daddy a breve distanza”? “Mummy&Daddy nearby”

 

Non è che vogliamo farla difficile, è che desideriamo fare chiarezza sul significato che la nostra associazione dà a questo progetto.

 

Accorciamo le distanze aiutiamo i bambini ad avere un futuro.

 

Significa versare ogni anno una somma di denaro che riceverà il nome di uno dei bambini accolti nelle strutture che supportiamo, avvicinandolo alla possibilità di riscattarsi un giorno, quando sarà grande abbastanza per affrontare la vita fuori.

 

Ogni bambino ha diritto di mangiare e di dormire al riparo dalle intemperie e dai pericoli del mondo, ma ha anche il diritto di andare a scuola e imparare a leggere, a scrivere, a fare i conti e a conoscere l’inglese.

 

Ogni bambino deve poter giocare con altri bambini e non preoccuparsi di come procurarsi da vivere perché a quello ci devono pensare i grandi! Con il nostro aiuto può crescere come un bambino e imparare nei tempi e nei modi giusti a diventare adulto. Un adulto diverso e migliore dell’adulto che lo ha abbandonato, che lo ha calpestato e schiavizzato, un adulto più generoso di quello che lo ha incastrato nel racket dell’elemosina e della prostituzione.

 

Con il nostro contributo i bambini imparano a conoscere il bello della vita.

 

Le donazioni possono essere libere e possono essere destinate a progetti specifici. Le donazioni per “Mummy&Daddy a breve distanza” appartengono alla categoria delle Donazioni su progetto. Ogni quota che viene versata per questo progetto trova il nome di un bambino. Si tratta di un bambino reale che una delle strutture che noi seguiamo accoglie fino a quando sarà possibile e necessario. Il donatore che sente il desiderio di incontrare il bambino che beneficia del suo sostegno è il benvenuto e può in questo modo farsi conoscere di persona. I bambini non vedono l’ora di conoscere la propria mummy e il proprio daddy così come la gioia di sentirsi chiamare mummy o daddy è impagabile.

 

Ogni quota versata per questo tipo di progetto tiene conto delle necessità quotidiane non solo del singolo bambino ma di tutti, anche di quelli che ancora non hanno trovato un donatore. Per questo “Mummy&Daddy a breve distanza” in realtà dà al donatore la certezza di contribuire per più di un bambino alla volta anche se la sua quota porterà il nome di uno solo. Vi chiediamo di comprendere questa parte perché è fondamentale nel rapporto di fiducia che ci impegniamo a creare verso chiunque desideri destinare il suo contributo alla nostra associazione. L’aiuto che date con la quota corrispondente ad un singolo bambino è un aiuto distribuito a tutti i bambini delle strutture che seguiamo.

TESTIMONIANZE

La vita è piena di esperienze buone e cattive, che portano sia felicità e tristezza.
Ma una delle gioie più grandi della mia vita è stata da quando sono diventata uno sponsor nel 1999 e vorrei condividere con voi.
La mia prima bambina, Malleswari, era una bambina di 8 anni che era invalida a causa della poliomielite. È stata trovata trascurata, lasciata da sola a terra della capanna della famiglia. Non era mai stata a scuola fino a quando Carol e Noel non l'avevano salvata.
Ora ha 24 anni e grazie all'educazione fornita attraverso la mia sponsorizzazione sta lavorando in un ufficio e da soldi alla sua famiglia.
La mia seconda bambina, Krishnanjali, aveva solo qualche mese quando ho iniziato a sponsorizzarla, Pensavano che sarebbe diventata orfana perché entrambi i genitori soffrono di Aids. Suo padre è morto quando era ancora una bambina. Ora ha 17 anni, è intelligente, frequenta il college e vuole diventare insegnante.
Per me, queste ragazze sono le figlie femmina che non ho mai avuto. Uno dei momenti più felici della mia vita era quando sono andata a vederli nell Daddy's Home, c'era un amore e un legame subito tra di noi.
Tre anni fa ho iniziato a sponsorizzare un’ altra bambina, Kavyasudha. Adesso ha dodici anni e studia bene a scuola.
Ricevere le loro lettere e le loro foto negli anni, vedendole crescere, condividendo la loro vita, anche se e' a
distanza, porta un'immensa gioia. Mi fa molto piacere sapere che ho potuto contribuire alla loro educazione e aiutarli ad avere un futuro migliore. Sono fiera delle mie ``figlie``.
Loro sanno che io le amo ed in cambio hanno mostrato amore e apprezzamento per me , la loro ``mamma`` in Italia.
A volte la gioia è maggiore nel dare che nel ricevere e questo è uno di quelli esempi.
Vorrei che tutti avessero la possibilità di sperimentare questa tipo di gioia.
Alla fine della giornata, dobbiamo valutare le cose importanti della vita. Il valore del futuro per questi bambini e' più importante per me di qualsiasi cosa materiale in questo mondo.
Mi piacerebbe visitare nuovamente loro e Daddy's Home, ma, purtroppo, il mio handicap rende impossibile.
Forse, un giorno, uno di loro potrà visitarmi in Italia. Sono in attesa ansiosamente

JANET KRAAL /SALMON
tel 3385325799 jsalmon46@gmail.com
Montale Rangone, Via Caruso 12 (MO) Italy

Ho sempre pensato che l’adozione a distanza fosse una ottima opportunità sia per il bambino scelto che per il “genitore adottivo”. La mia prima esperienza risale agli anni dell’università, andavo in posta a fare i vaglia mensili per una bambina in Lituania. Purtroppo ho dovuto interrompere la sponsorizzazione per motivi familiari (non avevo ancora un lavoro, tra le altre cose). Adesso sostengo un ragazzo in India dal 2009, con Care&Share Charitable Trust l’anno dopo che è nata mia figlia. Ho chiesto di avere un bimbo con meno possibilità di adozione e mi è stato “affidato” Joseph, un maschietto di 10 anni che aveva ancora mamma e sorella, ma che mi ha sempre chiamato Mummy lo stesso. Mia figlia mi chiede sempre quando andiamo a trovarlo. Ora che poi ha accesso a Facebook ricevo messaggini e foto e sempre tanti ringraziamenti e pensieri affettuosi, gli stessi che erano nelle lettere. Sicuramente sapere che è cresciuto potendo studiare e in un ambiente sano, con buone possibilità di avere un futuro soddisfacente è qualcosa che fa bene anche a me.
Ovviamente l’aspetto economico è rilevante, ma credo che sia un sacrificio che davvero vale la pena fare. Spero di poterlo incontrare un giorno e mi sento di consigliare vivamente questa esperienza a tutti.

Ombretta Di Marco
CSR & Local Industry Relations Manager
AirPlus International srl

FIGURACCIA!! Vado in india da ormai vari anni e mi sento sicura nel muovermi e nei comportamenti relazionali ma ....,forse la superbia di noi occidentali che pensiamo di sapere tutto, mi ha fatto sbagliare. Mi piace immensamente vedere la gioia negli occhi dei bambini ed è molto facile ottenerla con un piccolo dono. Il ``dentista`` mi ha vietato (ma non sono proprio contenta) di regalare caramelle dicendomi che poi loro non hanno, come i nostri bambini spazzolino e dentifrici per poi lavarsi e quindi pensando di fare bene, creiamo danni. Pazienza opto per qualcos'altro. Un anno, ho deciso di regalare cavigliere per circa venticinque ragazzine, certa di farle super felici. Sono andata al negozio e siccome le vendono a paia ne ho comperate 13 e verso sera sono andata a consegnarle. tutte sorridenti sedute attorno a me, aspettavano il ``dono`` ed ho cominciato a distribuire una cavigliera ciascuna. Subito sono cominciati i musi, me ne chiedevano un'altra, insistentemente ed io dicevo No basta una. Se la sono messa via e ci siamo salutate perchè andavano a letto. Non riuscivo e non ero felice io stessa del malumore che avevo suscitato. Perchè? mi chiedevo. Finalmente il responsabile della casa mi ha detto, ma tu in Italia regaleresti alle tue amiche un solo orecchino? Sarei sprofondata!!! In Italia le mie nipoti vanno al mare con una sola cavigliera e mi ero fermata a questa usanza senza approfondire cosa realmente era giusto per l'India. Mi sono scusata tantissimo con le ragazze ed ho provveduto a risolvere la cosa acquistandone altre. Bene! l'anno dopo penso di regalare loro i bellissimi braccialetti colorati che amano indossare. Ovviamente vado al negozio e chiedo, convinta di essere diventata più esperta che poiche vorrei regalare dei braccialettini, presumo che dovrei prenderne uno per polso. Il commesso mi guarda scandalizzato ``No madam: 3 per polso, almeno, ma sarebbe meglio 5 per polso!`` Ora sono passati altri anni e sono più attenta nell'esprimermi e cerco sempre di documentarmi. L'amore non sempre è sufficiente serve la conoscenza.

Giorgia Pollastri (Mestre-Ve)
pollastri.giorgia@gmail.com

CURA E CONDIVISIONE = CARE AND SHARE
Colgo queste parole per condividere con voi, per raccontarvi le emozioni vissute con la mia piccola Tulasi. Raccontare può sembrare facile ma anche difficile, perché risalgono alla mente ed al cuore sensazioni che sempre mi emozionano.
CURA
Tulasi era una bimba piccolissima e magrissima (tuttora lo è) che viveva in un luogo terribile, uno slum “fortunato” comunque, perché aveva avuto dei sussidi dallo stato, e per sussidi si intende delle pietre con le quali hanno potuto costruire i muri delle proprie case, i tetti potevano rimanere di foglie di banano; ma fortunati anche perché lì è nata una scuola curata e amata da tutto il personale e dagli sponsor di Care & Share India. Ho avuto la fortuna di poterla seguire negli studi, fino al corso di cucito, di regalarle una macchina da cucire con la quale si può mantenere, ho conosciuto il marito ed i suoi due bambini per i quali mi ha chiesto una benedizione. Ma la cosa più bella tra i miei ricordi che vorrei condividere è quello vissuta quando ho potuto portarla con me alla spiaggia di Manginapudi/Machillipatnam. Quattro ore di viaggio, ma ne è valsa la pena!! Siamo stati ospitati da un sacerdote alla “scuola della gioia” e dopo il pranzo siamo salite a vedere il panorama sul tetto. Credo sia rimasta folgorata! Non aveva mai visto il mare, credo che quella vastità, ricordiamo che il Golfo del Bengala è oceano, sia stata per lei una scoperta incredibile. Per parecchi minuti è rimasta a guardare senza parlare, poi si è girata verso di me facendomi un grande sorriso. È stato per me il dono ed il ringraziamento più grande che ho avuto nel rapporto con questa ragazza.
CONDIVISIONE
L’ adozione della piccola è stato l’inizio di una lunga serie di incontri e conoscenze di tante, tante brave persone che, nonostante siano passati parecchi anni, ancora sento, frequento…..insomma CONDIVIDO. Tutto riporta sempre a quei bambini, alle persone che la (in India) lavorano per loro, per farli crescere con dignità, per dare loro un futuro. Noi in Italia, loro in India, possiamo fare molto….a volte con poco

Gianna Franzoi (Tessera-Venezia)
gfranzoi54@gmail com

Ho 55 anni e sono un dentista. Ho lavorato sodo per raggiungere quello che sono oggi, ed alla soglia dei 50 anni, ho sentito la necessità di dedicare parte del mio tempo e delle mie energie per il prossimo più bisognoso. Ed il destino ha voluto che un mio caro amico, mi parlasse dell'India e che si apprestava a fare una esperienza di volontariato odontoiatrico, presso un orfanotrofio indiano gestito da una piccola onlus di nome Care & Share. Così, ormai da sette anni, nelle prime due settimane di marzo ci rechiamo a Daddy's Home, questo il nome dell'orfanotrofio, per cercare di dare il nostro piccolo aiuto a questi bambini bellissimi. Quando parlo della mia esperienza indiana, mi rendo conto di eccedere con l'entusiasmo e temo di incorrere nella trappola di un buonismo inutile e melenso. Quindi in queste poche righe saròquanto più pragmatico possibile nel descrivere la mia quotidianità di volontario all'orfanotrofio. Viaggio con cambio di tre/quattro aeroporti sufficientemente stancante. Arrivo in orfanotrofio accolto dai sorrisi dei bimbi, che non ricordano mai il mio nome, dallo staff e dalla ragazza diciottenne che sponsorizzo. Via in infermeria a sistemare il materiale di consumo che portiamo dall'Italia, per poter lavorare e controlliamo che tutti i macchinari funzionino (spesso soltanto una speranza illusoria). Un saluto speciale alla direttrice dell'infermeria Swarna con cui si è instaurato un rapporto speciale. Il giorno dopo, ore 8.30, si comincia. Visite ai bambini che ci accolgono con un sorriso che, nasconde qualche volta, un pò di timore per il dentista. I bimbi tolgono le scarpe per salire sulla poltrona del dentista e quando abbiamo terminato la terapia ci salutano, dopo aver ritirato il regalino che, per ognuno di loro, portiamo dall'Italia, con un grazie che ci riempie il cuore. Così volano le giornate del dentista a Daddy's Home, tra lavoro, chiacchiere con Ugo (l'amico che mi ha coinvolto in questa esperienza), risate con lo staff dell'infermeria ed altri piacevoli ``rapporti umani``. Una cosa è certa dopo 8/10 ore di lavoro in condizioni abbastanza precarie mi accorgo di non essere per niente stanco. Quindi, a fine giornata, c'è sempre il tempo per una visita ai neonati ed ai bimbi di Angel's Home o per visitare le altre case ed organizzare la lezione di igiene dentale e la distribuzione degli spazzolini (dolce delirio). Ogni tanto Patrizia ci coinvolge in qualche scorribanda delle sue, in città, per gli acquisti più urgenti per i bimbi: Ugo ed io la seguiamo senza fare domande da bravi ``sherpa``. Questa la nostra quotidianità in India. Potrei concludere con le considerazioni già scritte mille volte: il volontariato fa più bene a chi lo pratica che a chi riceve, il sorriso dei bimbi ti riempie il cuore ecc. ecc. In realtà io sto bene in India perchè mi allontano dalla quotidianità alle volte stressante, sto bene perchè condivido giornate intere con Ugo, dal quale in Italia ci separano 1000 chilometri, sto bene perchè Patrizia è diventata da ``moglie del mio amico`` mia amica, sto bene perchè insegno ai bimbi alcune parole del mio dialetto, sto bene perchè ``donarsi`` da dipendenza, sto bene perchè nei cespugli la sera, per la prima volta, ho visto le lucciole.

Erminio Rotunno
Fasano (BR)
e.rotunno@libero.it

Life is full of experiences good and bad, that bring both happiness and sadness.
But, one of the biggest joys in my life has been becoming a sponsor in 1999. This I would like to share with you.
My first chid, Malleswari, was an 8 year old girl who was handicapped due to poliomyelitis. She was found neglected lying on the floor of the family's hut. Had never been to school until Carol and Noel rescued her.
She is now 24 years old and thanks to the education provided through my sponsorship she is now working in an office and gives money to her family.
My second child, Krishnanjali, was only a few months old when I started to sponsor her. They thought she would become an orphan because both parents suffered from Aids. Her father died when she was still a baby. She is now 17, intelligent, attending college and wants to become a teacher.
I feel as though these girls are the daughters I have never had. One of the happiest times in my life was when I went to see them in Daddy's Home, there was a special love and bond immediately between us.
Three years ago I began sponsoring my third child, Kavyasudha. She is twelve years old and studying well at school.
Receiving their letters and photos throughout the years, seeing them grow, sharing their lives, even though at a distance brings an immense joy. It makes me happy to know that I have been able to contribute towards theirwell being and education, to help them have a better future. I am proud of my ``daughters``.
They know I care for them and in return have shown love and appreciation to me their ``Mummy`` in Italy.
Sometimes the joy is greater in the giving than in the receiving and this is one of those examples.
I would like everyone to have the possibility of experiencing this type of joy.
At the end of the day, we must evaluate the important things in life. The value of these children's future
is more important to me, than anything material in this world.
I would love to visit my daughters and Daddy's Home again, but, unfortunately, my own handicap makes it impossible.
Perhaps, one day, one of them will be able to visit me in Italy. I await anxiously in anticipation.

JANET KRAAL /SALMON
tel 3385325799 jsalmon46@gmail.com
Montale Rangone, Via Caruso 12 (MO) Italy

I always thought that sponsoring a child was a great opportunity for both the chosen child and the ``adoptive parent``. My first experience dates back to university years, I was going at the post office for monthly payments for a little girl in Lithuania. Unfortunately, I had to stop sponsorship for family reasons (I did not have a job yet, among other things). I now support a boy in India since 2009, the year after my daughter was born. I asked for a child with fewer adoption options and I was assigned to Joseph, a 10 year-old boy who still had mom and sister but who always called me Mummy. My daughter always asks me when we will meet him. Now that he has access to Facebook,I receive messages, photos and so many “thank you” and affectionate thoughts, beside the letters. Knowing that he grew up studying and in a healthy environment with good chances of having a satisfying future is something that makes me feel really good.
Of course, the economic aspect has an impact, but I think it's a kind of sacrifice that is really worth doing. I hope I can meet him one day and I truly recommend this experience to everyone.

Ombretta Di Marco
CSR & Local Industry Relations Manager
AirPlus International srl